Kurt Brasack

Kurt Brasack (6 aprile 1892 - 28 settembre 1978) ufficiale delle Waffen-SS durante la Seconda guerra mondiale.

Brasack nacque a Schönebeck nel 1892 ed entrò a far parte delle Waffen-SS nell’ottobre 1931. Durante la sua carriera servì nelle divisioni “Totenkopf” e “Wiking” ed infine come comandante della divisione “Das Reich”.

Morì ad Amburgo nel 1978.


Birdwatching

Il birdwatching (in italiano, osservazione degli uccelli) è un’hobby inerente l’osservazione e lo studio degli uccelli. È sinonimo del termine birding, molto usato negli Stati Uniti d’America, che comprende, oltre all’osservazione, anche l’ascolto del canto.

Colui che pratica il birdwatching viene chiamato birdwatcher (o birder).

Contents


Quando osservare gli uccelli

Il birdwatching è un’attività che può essere svolta tutto l’arco dell’anno. Un fenomeno che permette di osservare le speci più insolite è la migrazione. Molti uccelli si spostano per riprodursi, per cercare cibo e per vincere condizioni climatiche proibitive. Grazie a questo è possibile osservare, oltre agli uccelli stanziali (che non migrano) e a quelli migratori che sono arrivati, i cosiddetti uccelli di passo, che stanno migrando e che si trovano in quell’area solo di passaggio.


Dove osservare gli uccelli


Habitat

L’osservazione degli uccelli può avvenire in luoghi completamente differenti. I tipi di ambiente in cui essa viene praticata sono generalmente:

Generalmente i birdwatcher amano gli ambienti naturali, ma anche in città è possibile osservare gli uccelli stanziali, migratori stagionali e di passo.


In Italia

Sono presenti numerose oasi gestite dalla Lega Italiana Protezione Uccelli e WWF su tutto il territorio nazionale, oltre a parchi nazionali, parchi regionali, riserve regionali, e altre aree naturali protette nei quali praticare questa attività, tra le quali:


Nel resto del mondo


Europa


Asia


Africa


America


Oceania


Antartide

Nelle zone costiere e nelle isole si possono avvistare enormi branchi di pinguini in particolare i pinguini imperatore (Aptenodytes forsteri), oltre a numerosi uccelli marini.


Abbigliamento e attrezzatura

L’abbigliamento dipende ovviamente dal clima nel quale si desidera praticare birdwathcing. Comunque è consigliabile un abbigliamento comodo e non troppo appariscente rispetto all’ambiente circostante.

L’osservazione avviene generalmente tramite l’ausilio di binocolo (consigliabile almeno 7x) o cannocchiale motato su cavalletto. Molti birdwatchers uniscono all’osservazione anche l’hobby della fotografia utilizzando obiettivi molto potenti e luminosi. Alcuni cannocchiali possono essere montati come teleobiettivi della macchina fotografica.

Ogni appassionato di birdwatching ha una guida che aiuta al riconoscimento degli uccelli avvistati. Esistono guide di amplio raggio e, per questo motivo, con schede molto stringate oppure di dimensione piuttosto scomoda. Per alcune aree esistono guide che si riferiscono solo alla fauna locale con cartine ed informazioni più dettagliate.

Coloro che desiderano tenere traccia degli avvistamenti possono farlo utilizzando un taccuino oppure apposite check-list con le specie già scritte e nella quale vengono spuntate quelle avvistate, indicando il numero e qualche altra informazione. In alcuni capanni costruiti appositamente per il birdwatching potrebbero essere presenti una sorta di diari per potere tenere memoria degli avvistamenti e delle specie presenti durante l’arco dell’anno.


Voci correlate


Bibliografia


Collegamenti esterni


GJ


Codici


Altro


I nove incarichi

I nove incarichi sono delle regole di comportamento seguite dagli aderenti al movimento religioso dell’Odinismo: vengono seguite in particolar modo dai membri dell’Odinic rite ( Rito odinico, organizzazione internazionale inglese) e dagli affiliati alla Comunità Odinista (organizzazione fondata nell’Italia settentrionale nel 1994).
Queste regole sono state codificate nel 1970 da John Yeowell (Stubba) e da John Gibbs-Bailey (Hoskuld) con le “nove virtù nobili” in quanto caratteristiche dello stile di vita odinista.
Nel solco della tradizione eddica, il numero nove riporta alla cosmologia della mitologia norrena ed al noto passo del carme detto “Profezia della Veggente” (Völuspá) nonchè al poema Hávamál (Discorso di Hár), laddove viene tramandata la conoscenza delle rune da parte di Odino, appeso al tronco di un albero cosmico per nove giorni e nove notti.
Il corpus dei Nove incarichi è ripercorre la falsariga del capitolo XXI della saga dei Völsunga (Saga di Volsung) come segue:

  1. Mantenere sincerità e fedeltà nell’amore e devozione all’amico fidato: benché egli mi colpisca, io non gli farò alcun affronto.
  2. Mai giurare il falso: grande e grave è la ricompensa per la rottura della parola data.
  3. Occuparsi senza sforzo di ciò che è modesto e basso.
  4. Ricordare il rispetto che è dovuto all’anzianità.
  5. Evitare che ogni cattiveria resti impunita e combattere contro i nemici della Fede, del Volk e della Famiglia: i miei nemici combatterò in campo per non ardere nella mia stessa casa.
  6. Andare in soccorso degli amici ma non riporre alcuna fiducia nella parola data da un forestiero.
  7. Se sento la parola sciocca di un uomo ubriaco non la seguirò: per molti si cela un dolore e tali cose procurano la morte.
  8. Prestare gentile attenzione ai morti: al morto in campo, al morto in mare o al morto di spada.
  9. Attenersi ai decreti dell’autorità legittima e sopportare con coraggio e forza i decreti delle Norne.


Le nove virtù nobili

Coraggio, verità, onore, fedeltà, disciplina, ospitalità, operosità, autostima, perseveranza.

La sostanziale differenza tra i nove incarichi/le nove virtù nobili e i comandamenti della trasdizione giudaico-cristiana viene ribadita dall’attuale direttore della Corte dei Gothar (organo direttivo dell’Odinic Rite), Heimgest, in un articolo del 2005: gli ideali dello stile di vita odinista sono incapsulati in queste norme codificate, non come formalmente applicabili, ma come elemento permeante tutta la sfera dell’esistenza Heimgest, The New Awakening!, OR-Briefing 2005 . Tale impostazione è accettata e condivisa anche dalla Comunità Odinista italiana.
L’assenza di leggi o di comandamenti da seguire forzatamente in favore di virtù presenti nell’essenza odinista è un tratto condiviso anche dalla società segreta odinista Odin Brotherhood (fondata nel 1421).

Così nella Völuspá:


Riferimenti


Victor De Sabata

Dopo aver studiato al Conservatorio di Milano, dal 1918 al 1929 fu direttore dell’Opera di Montecarlo e, successivamente, della Cincinnati Symphony Orchestra. Dal 1929 al 1957 occupò poi la carica di direttore e in seguito di direttore artistico al Teatro alla Scala di Milano.

Predilesse la direzione di musiche di Richard Wagner (in particolare Tristano e Isotta) e di Giuseppe Verdi; come compositore produsse alcuni lavori sinfonici e operistici di tendenza tardoromantica, scrisse tra l’altro l’opera Il Macigno nel 1917 ed il poema sinfonico Juventus nel 1919. Fu anche un grande interprete di Giacomo Puccini, Gioachino Rossini ed Ermanno Wolf-Ferrari.
Recentemente gli è stata intitolata la sala del ridotto del Teatro Verdi di Trieste.


Amici del Mondo


Nascita della rivista «Il Mondo»

Attraverso la rivista «Il Mondo» è possibile offrire uno spaccato della prima repubblica compreso in un arco di tempo che si estende dal 1949 al 1966. «Il Mondo», come ricorda Antonio Cardini, «consente di osservare attraverso una privilegiata fonte un periodo di cui raccoglie e descrive come documenti le tensioni sociali, gli slanci economici, le istanze culturali, gli equilibri politici, gli sviluppi ideologici, le carenze istituzionali, le vicende di cronaca e di costume»A. Cardini, Il partito de «Il Mondo»: liberali, “terza forza”, sinistra democratica, radicali; in I partiti politici nell’Italia repubblicana, a cura di G. Nicolosi, Rubbettino 2006, pp. 313-314.

Gli “Amici del Mondo” e il Partito Radicale – fondato dalla sinistra liberare nel 1955 – condividono, ad un primo sguardo, un orizzonte comune di problematiche, percorsi e obiettivi politico-sociali. Le istanze di maggior vicinanza sono ravvisabili, in primo luogo, nella necessità di abrogare talune leggi fasciste ancora presenti all’interno della nostra Costituzione, in seguito la realizzazione della [[Federazione europea], l’approvazione di leggi antitrust, la difesa di una cultura e di un pensiero laico soprattutto all’interno della scuola statale, “l’abolizione della miseria”, l’urgenza di normare gli ambiti relativi al divorzio e al riconoscimento dei figli illegittimi… Nel Taccuino. Il resto è silenzio, apparso nel dicembre 1955 su «Il Mondo», circa la comunione d’intenti tra uomini di salda cultura liberale – come Rossi, Bruno Bauer, Aldo Garosci - e i “nuovi radicali”- Bruno Villabruna, Mario Pannunzio, Nicolò Carandini, Franco Libonati…– , verrà scritto: «Accomunati dal vincolo fraterno delle amare esperienze non rassegnati, non perplessi, si accingono a costituire una nuova larga formazione politica che s’ispiri ad una concezione moderna e civile del liberalismo, a quella concezione che Benedetto Croce ebbe a definire ad una parola radicale […] In questo campo, i padroni del vapore non troveranno certo mercenari e staffieri pronti a vender le idee per un assegno mensile»Cfr., Giuseppe Fiori, Una Storia italiana, p.260.

Durante il VII Congresso, svoltosi dal 9 all’11 dicembre 1955 al Palacongressi dell’Eur, gli “Amici del Mondo” – composti da un gruppo di secessionisti del PLI, da una frangia moderata (Villabruna, Olivetti, Carandini, Libonati) e da una parte più progressista che vedeva tra i suoi militanti Mario Pannunzio, Benedetti e Eugenio Scalfari - daranno inizio all’avventura del Partito Radicale. Rossi, in un primo momento, si mostra titubante circa l’adesione al partito ma, in occasione della prima costituente – 20 gennaio 1956 - sarà egli stesso a cercare di convincere, in ambiente progressista, Giorgio Agosti e Manlio Rossi Doria ad aderire alla nuova iniziativa politica.


Il partito radicale e “Amici del Mondo”

Sebbene il Partito Radicale si ponesse come alternativa alle forze politiche tradizionali, intendendo la democrazia in senso laico, socialista e riformista, contribuendo a sbloccare una situazione politica imbrigliata - come sosteneva Nicolò Carandini - tra il timore comunista da una parte e le istanze clericali dall’altra, e dunque mostrando caratteristiche che senza dubbio erano perfettamente aderenti al pensiero di Ernesto Rossi, il suo atteggiamento iniziale di scarsa risolutezza può essere attribuito all’ ostilità che aveva sempre nutrito nei confronti dei partiti politici “mere macchine per fabbricare deputati e senatori”.

In ogni caso sentiva la necessità di fare tutto ciò che era in suo potere per controbilanciare la presenza del clero all’interno della vita pubblica e di non lasciare ai comunisti questo compito. Decide pertanto di entrare a far parte del Comitato Provvisorio, che avrebbe dato poi vita al Partito Radicale, insieme a Bruno Villabruna, Calogero, Eugenio Scalfari e Leo Valiani, rinunciando però alla proposta di entrare nella direzione del partito, affermando di provare disgusto nei confronti dei congressi e delle assemblee di partito.
Contribuì alla stesura dei punti di orientamento del partito con “concretismo salveminiano” imprimendo la sua voglia di rinnovamento democratico del Paese contro le alleanze “clerico-fasciste aperte e mascherate”.

La rottura del forte sodalizio tra Ernesto Rossi e Mario Pannunzio, che si era cementato nel corso della loro reciproca collaborazione a «Il Mondo», avviene nel 1962 – a seguito della scissione interna al Partito fra gli alternativisti, coloro che intendevano costituire la “sinistra radicale” (Gianfranco Spadaccia, Marco Pannella, Roccella, Mellini, Angiolo Bandinelli, Massimo Teodori) e i filo-lamalfiani (Giovanni Ferrara, Stefano Rodotà, Piero Craveri) – lo stesso anno in cui il gruppo degli “Amici del Mondo” si lacera e vede scindersi dal suo interno personalità quali Pannunzio, Carandini e Cattani. A provocare la rottura definiva tra Rossi e Pannunzio fu in modo peculiare il “caso Piccardi”. Lo storico Renzo De Felice aveva scoperto nel corso delle sue ricerche sul razzismo in Italia, che Leopoldo Piccardi, in qualità di consigliere di stato, aveva partecipato ad un convegno giuridico italo-tedesco destinato ad essere il luogo dell’elaborazione teorica delle leggi razziali. Mentre Pannunzio e altri “ Amici del Mondo” condannarono irrevocabilmente Leopoldo Piccardi, Rossi che aveva sulle spalle anni di collaborazione con “l’amico del Mondo”, fu solidale, insieme a Ferruccio Parri, con Piccardi; Parri e Rossi avviano da quel momento un sodalizio intellettuale che li vede collaborare sulle colonne del settimanale “L’ Astrolabio”.

Gianfranco Spadaccia nel suo ritratto dedicato ad Ernesto Rossi “radicale” ricorda: «Noi, con la guida e la tenace ostinazione di Marco Pannella, invece raccogliemmo l’eredità organizzativa e politica del Partito Radicale ridotto ormai a poche decine di iscritti ma avemmo l’insperato sostegno di Elio Vittorini che accettò di esserne il presidente del consiglio nazionale. Anche con Ernesto ci fu dunque una separazione organizzativa. Il suo scetticismo nei confronti dello strumento partito fu rafforzato dalle vicende traumatiche che il PR aveva subito. Non vi fu mai invece separazione personale e dissenso politico»Gianfranco Spadaccia, Ernesto Rossi, un radicale, in Lorenzo Strik Lievers, Ernesto Rossi. Economista, federalista, radicale, cit., p. 178.


Note


Contea di Kent (Delaware)

Contea di Kent
Geografia
Stato: Delaware
Origine: 1683
Area totale: 2.072 km²
Capoluogo: Dover
Demografia
Popolazione:
- Totale (Censimento 2000)
- Densità
126.697
83 / km²
Sito istituzionale: Contea di Kent

Kent è una contea del Delaware centrale negli Stati Uniti.


Geografia

La contea confina a nord con la contea di New Castle, ad est si affaccia sulla baia di Delaware ed ha un confine marittimo con le contee di Salem, di Cumberland e di Cape May del New Jersey. A sud confina con la contea di Sussex ed a ovest con le contee di Caroline, Queen Anne’s e di Kent dello stato del Maryland.

Il territorio è pianeggiante ed è situato nella parte nord-orientale della penisola di Delmarva. Ad est si affaccia sulla baia di Delaware verso la quale defluiscono la maggior parte dei fiumi della contea. Al confine con la contea di New Castle scorre il fiume Smyrna. Il fiume Leipsic presso la foce attraversa delle ampie zone umide che sono protette dal Bombay Hook National Wildlife Refuge, una riserva naturale di circa 65 kmq in cui sostano numerose specie di uccelli migratori. Nell’area centrale scorre il fiume St Jones che nel tratto finale attraversa vaste zone umide e paludi costiere. Nella parte meridionale scorre il fiume Murderkill ed il Mispillion che segna larga parte del confine meridionale.

Il capoluogo di contea è Dover, che è anche la capitale dello stato. Dover è posta al centro della contea ed è lambita dal fiume St Jones.


Pescheria

La pescheria è un negozio specializzato nella vendita di pesce e derivati.
Ad esempio pesce fresco e surgelato, molluschi, crostacei, fesce affettato come pesce spada, salmone, ecc. Il venditore si chiama di solito pesciaiolo.

A volte la pescheria si trova all’interno di mercati, altre volte mercati specializzati in solo pesce hanno dato in nome a interi quartieri cittadini (per esempio Pescheria a Catania).


ISO 10005

La sigla ISO 10005 (tecnicamente ISO 10005:1996) identifica uno standard internazionale di riferimento per la redazione del Piano di Qualità volto a definire gli aspetti di controllo e gestione associati ad uno specifico contratto.

I punti principalmente trattati nel Piano di Qualità riguardano:

Il Piano di Qualità è un documento che ha lo scopo raccogliere in modo organizzato l’elenco dei documenti, delle evidenze, delle registrazioni e in genere di tutte le regole che un Fornitore si è dato al fine di garantire tutti gli aspetti contrattualizzati con uno specifico Cliente.

A tale scopo, il Cliente in possesso del Piano di qualità (Quality plan) ha formalmente la dimostrazione che il contratto, in tutte le sue parti, è mantenuto sotto controllo attraverso un sistema dedicato.

Nel Piano di Qualità è necessario esplicitare i seguenti temi:

indicando come il Fornitore intende pianificarli, attuarli, controllarli e mantenerli per tutta la durata del Contratto.
La norma ISO 10005 indica, passo dopo passo, la metodologia per descrivere e dettagliare correttamente tutte le tematiche indicate.

La natura disaggregata dei temi permette inoltre di effettuare, a discrezione del Cliente, opportune “ispezioni” esterne garantite da Enti di Ispezione accreditati, per verificare la reale applicazione di quanto indicato.

Nel panorama italiano il Piano di Qualità è spesso richiesto come documento di sintesi da allegare all’interno di Bandi Gara pubblici.

In tale modo, l’Amministrazione che definisce il Bando Gara può ottenere, con un documento relativamente sintetico rispetto documenti più complessi (allegato tecnico, allegato economico, etc..) un riassunto del Sistema di Gestione del Fornitore.

Il Piano di Qualità, proprio per la sua natura, non è sinonimo di Certificazione ISO 9001 da parte dell’Azienda che lo ha redatto anche se un Sistema di Gestione ISO 9001 per sua natura è propedeutico alla definizione di un Piano di Qualità.


Voci correlate


Vezo

I Vezo (pronunciato “Vezu”) sono un popolo del sudovest del Madagascar,sono presenti su un territorio costiero che va approssimamente da ANAKAO (50 Km circa a sud di Tulear) fino ad MORONDAVA (400 km a nord) e sono di origini asiatiche. Sono abilissimi pescatori, e con le loro piroghe inseguono i banchi di pesci in mare aperto anche per molti giorni. Quando si trovano a dover passare la notte in mare, si “accampano” usando le vele gli alberi delle loro piroghe per montare delle rudimentali tende; per via di questa usanza sono detti “nomadi del mare”. Le loro tombe tradizionali sono decorate con sculture erotiche.


Lo sconosciuto


Cinema


Letteratura


Pediluvio

Il pediluvio consiste nell’immersione dei piedi sino alle caviglie per un tempo più o meno lungo dentro l’acqua a scopo rilassante o curativo. Spesso l’acqua è riscaldata e vi si disciolgono sostanze rilassanti o medicanti. Appartiene alla tipologia dei trattamenti idroterapici.

Il pediluvio assicura una sensazione di sollievo ai piedi affaticati. È uso comune sciogliere nell’acqua diverse sostanze come il sale da cucina (particolarmente utile contro i gonfiori e la stanchezza) oppure il bicarbonato di sodio (particolarmente rinfrescante).


Voci correlate


Il Pordenone

Giovanni Antonio de’ Sacchis, detto “il Pordenone” (Pordenone 1484 - Ferrara 1539), fu un pittore italiano.

Venne citato dal Vasari, che gli dedicò un paragrafo identificandolo però come Giovanni Antonio Licinio (è quindi conosciuto anche come Licinio da Pordenone) e definendolo «il più raro e celebre […] nell’invenzione delle storie, nel disegno, nella bravura, nella pratica de’ colori, nel lavoro a fresco, nella velocità, nel rilievo grande et in ogni altra cosa delle nostre arti».

Il suo stile, dopo il contatto con la grande maniera romana, di Raffaello e Michelangelo, si indirizzò verso una maniera magniloquente, in un’originale equilibrio tra ricordi classici e citazioni narrative di indole popolare, quest’ultimo carattere preminente nei lavori destinati alla provincia.

Contents


Biografia

La sua formazione, secondo il Vasari, avvenne sotto l’influsso del Giorgione e, secondo il Ridolfi, sotto Pellegrino da San Daniele. Fu Influenzato, agli inizi, oltre che dall’esempio di Andrea Mantegna, probabilmente dalla conoscenza delle incisioni del Dürer e di altri artisti nordici. Nel 1514-1515 fu a Roma, a contatto con l’opera di Raffaello e Michelangelo. Fu attivo in diversi paesi della regione di origine, in Umbria, nei possedimenti dei signori di Pordenone, a Venezia, dove nel 1528 perse contro Tiziano il concorso indetto per la realizzazione della Pala di san Pietro martire, per la chiesa dei Santi Giovanni e Paolo, e in Emilia, tra il 1529-30. Nel 1532 fu a Genova. Negli anni 1530, il confronto tra l’artista e Tiziano, animerà la scena artistica lagunare, concludendosi con l’emarginazione del pittore e, dopo la sua morte, il silenzio sulla sua opera da parte degli scrittori veneziani.


Opere


Bibliografia


Collegamenti esterni


Antonio Corradini

Antonio Corradini (Este, 6 settembre 1668 - Napoli, 29 giugno 1752) fu uno scultore italiano.

Le cui opere si trovano ad Este (Altare del Sacramento nel Duomo), Venezia (S.Marco Evangelista, oggi al Museo Correr), al Museo del Louvre di Parigi (La donna velata), a Praga (“Scrigno di S. Giovanni nella Cattedrale), a Roma (Vestale Tuccia di Palazzo Barberini), ove operò dal 1740 al 1744, quando si trasferì a Napoli per lavorare alle realizzazione della Cappella Sansevero, su commissione di Raimondo di Sangro, VII Principe di Sansevero, del quale condivideva la fede massonica.

Per la chiesa napoletana di “S.Maria della Pietà”, o “Pietatella”, meglio nota come Cappella Sansevero, realizzerà:

  1. Monumento a Giovan Francesco de’Sangro
  2. Il Decoro
  3. Monumento a Paolo de’ Sangro
  4. La Pudicizia Velata

Sino a non molti anni addietro, si riteneva solo come attendibile l’attribuzione, del bozzetto del Cristo Velato della medesima chiesa.
Ora, l’ipotesi è pienamente confermata in termini inequivocabili dalla fonte più attendibile che si possa desiderare, il Principe di Sansevero, Raimondo di Sangro che parla per mezzo del contratto stipulato il 25 Novembre 1752 per atto del Notaio Liborio Scala, custodito presso l’Archivio Notarile di Napoli nel quale, fra l’altro, si dice: “una Statua…….giusta ‘l bozzetto fattone dal fu Sig. Maestro Antonio Corradini….”.

Altri scultori che lavorarono ad opere presso la Cappella Sansevero furono Francesco Celebrano, Giuseppe Sanmartino, Francesco Queirolo.


Bibliografia


Excerchi

Dato un triangolo ABC, considerate le bisettrici esterne di due dei suoi angoli e quella interna del terzo, queste concorrono in uno stesso punto che prende il nome di excentro, considerando adesso altre due bisettrici esterne e una interna otteniamo un altro excentro, procedendo in modo analogo si determina un terzo excentro, si può quindi concludere che un triangolo possiede tre excentri. Questi punti sono i centri di tre cerchi, tangenti esternamente a due lati del triangolo ed internamente al terzo, prendono il nome di excerchi.


P (complessità)

Nella Teoria della complessità computazionale la classe P identifica l’insieme di quei problemi (ovvero linguaggi, insiemi; problemi la cui decisione consiste nella verifica di appartenenza di un dato elemento, o stringa, al linguaggio) decidibili in un numero polinomiale, rispetto alla lunghezza della stringa di input, di passi da una Macchina di Turing deterministica.

È generalmente considerata la classe dei problemi risolvibili in modo “efficiente”, dei problemi “trattabili”. La classe P, tuttavia, comprende un gran numero di problemi che in termini pratici possono difficilmente essere considerati “trattabili”: problemi, ad esempio, per cui il miglior algoritmo disponibile esegue comunque un numero di passi che è un polinomio di grado molto elevato.


Tishri

Primo mese del calendario ebraico, secondo la sequenza ordinaria. In ebraico : תשרי.

Tishri è il mese in cui si concentrano alcune delle principali festività ebraiche : Rosh haShana, capodanno ordinario, nel primo giorno del mese; Yom Kippur, giorno del digiuno di espiazione, il 10 del mese, e Sukkot, festa delle capanne, dal 14 del mese, che termina con la festività di Simchat Torah.


Collegamenti esterni


Arti di Firenze

Le Arti di Firenze iniziano a costituirsi come corporazioni delle arti e mestieri tra il XII ed il XIII secolo; si trattava di associazioni laiche nate per la difesa ed il perseguimento di scopi comuni che riunivano gli appartenenti ad una stessa categoria professionale o chi esercitava lo stesso mestiere ed a cui va attribuita la buona parte del merito per lo straordinario sviluppo economico che permise a Firenze di diventare una delle più ricche e potenti città del medioevo europeo.

Contents


La formazione

Le Arti furono la forma medievale organizzata di tutte le attività economiche cittadine: commercio, finanza, industria manifatturiera e artigianato; la prima arte di cui si ha notizia riguardo alla sua formazione è quella di [[Arte dei Mercatanti o di Calimala|Calimala, nel 1150 e intorno al 1193 esistevano già sette corporazioni, strutturate in modo pressoché identico: i membri eleggevano un consiglio composto da un certo numero di consoli, tra cui veniva eletto un capo che ne curava tutti gli interessi.

L’ingresso nelle corporazioni era regolato da precise condizioni: essere figli legittimi di un membro della stessa arte, dare prova della propria abilità artigiana e pagare una tassa. I membri erano generalmente divisi in maestri (che possedevano le materie prime e gli attrezzi e vendevano le merci prodotte nella propria bottega), apprendisti e garzoni.

Ciascuna arte aveva il proprio Statuto, con pieno valore di legge, e poteva emettere sentenze nelle controversie tra i membri o tra questi e i loro sottoposti (quelle delle Arti Maggiori erano considerate inappellabili). Nel Trecento venne creato il cosiddetto Tribunale di Mercatanzia, per le cause tra gli appartenenti alle diverse corporazioni. Le arti proteggevano i propri membri dalla concorrenza di altre città o di persone non appartenenti alla corporazione e garantivano la qualità del lavoro con un’attenta opera di supervisione sulle diverse botteghe. Si occupavano inoltre di organizzare l’orario di lavoro, stabilendo i giorni festivi, e di alcuni servizi pubblici.
Nel corso del Quattrocento istituirono persino il corpo delle Guardie di città che reprimeva le frodi e si occupava dell’organizzazione di fiere e mercati, oltre a proteggere le vie durante la notte.

Fin dall’inizio, però, le Arti non ebbero tutte pari dignità; inizialmente divise in sette Arti Maggiori e quattordici Arti Minori, alcune di queste ultime divennero successivamente Arti Medie; il popolo minuto, non appartenente a nessuna delle arti, si sollevò nel 1378 durante il cosiddetto tumulto dei Ciompi, a seguito del quale si ebbe la formazione di tre nuove Arti dette del popolo di Dio.
Gli appartenenti alle Arti Maggiori erano imprenditori, importatori di materie prime, esportatori di prodotti finiti, banchieri, commercianti e professionisti come giudici, notai e medici; gli appartenenti alle Arti Minori erano tutti i maestri d’opera ed i loro lavoranti occupati nella lavorazione del ferro, cuoio, legno, e nel settore alimentare in genere.
Ci furono però anche dei mestieri che non raggiunsero mai la condizione di arte indipendente, ma dovettero associarsi a quelle già esistenti, come accadde nel caso dei pittori, che normalmente si iscrivevano all’Arte dei Medici e Speziali.


Le Arti Maggiori

Le sette corporazioni che presero il nome di Arti Maggiori, si erano costituite tra la seconda metà del XII secolo e la prima metà del XIII secolo, staccandosi progressivamente dalla corporazione “madre” di Calimala; prima nacque l’Arte del Cambio, poi quella dei Giudici e dei Notai e della Lana, finché ciascuna di esse acquistò una propria specifica fisionomia, fissata dalle norme contenute nei loro statuti, che ne regolavano il funzionamento e gli organi di rappresentanza.
Nel 1266 la sede principale delle Arti Maggiori era ancora Calimala e in quell’anno venne deciso che queste associazioni si organizzassero in modo ancora più stabile, ognuna con il proprio gonfalone, sotto il quale radunare all’occorrenza il popolo in armi.
Gli iscritti a queste corporazioni si trovarono a gestire e ad amministrare grandi interessi e riuscirono a creare rapporti commerciali e finanziari in molte parti del mondo; il loro primato a livello economico li condusse entro la fine del Duecento alla guida della Repubblica fiorentina, alla cui grandezza e splendore contribuirono significativamente dando il via a tutta quella serie di lavori pubblici che ancora oggi restano a testimoniare la ricchezza e la potenza della città.

Di seguito sono elencate le sette Arti Maggiori:


Le Arti Minori

Le quattordici corporazioni dette Arti Minori, cominciarono a costituirsi separatamente e ciascuna con un proprio statuto solo dopo la metà del Duecento; inizialmente infatti, erano tutte riunite e confederate in un’unica associazione, con una rappresentanza in comune, ma dal 1266 in poi iniziarono ad assumere una propria identità specifica; l’Arte dei Vinattieri nacque proprio in quell’anno, quella dei Calzolai esisteva già nel 1273 e le prime notizie sull’Arte dei Cuoiai risalgono al 1282.
Gli iscritti alle Arti Minori furono molto numerosi e in certi casi radunarono anche gli appartenenti ad altre categorie professionali, con le quali esisteva una certa affinità di mestiere o perché essendo di irrilevante importanza politica, cercavano l’appoggio di quelle già ufficialmente riconosciute.
Trattandosi però di corporazioni dal carattere prettamente artigiano, le cui attività venivano esercitate praticamente solo a livello locale, il loro coinvolgimento nella vita politica cittadina fu generalmente più limitato rispetto a quello delle Arti Maggiori e pur avendo contribuito in modo significativo all’affermazione del guelfismo, rimasero sempre relegate in questa condizione di “minorità”.
È per questo che, nonostante l’operosità ed il pregio dei manufatti prodotti da alcune di queste Arti, rinomati anche fuori Firenze, i nomi dei loro soci appaiono in modo solo sporadico ed occasionale tra gli eletti alle magistrature cittadine.

Di seguito sono elencate le quattordici Arti Minori:


L’ascesa politica

Le Arti furono contrapposte per tutto il XIII secolo alle antiche consorterie di origine aristocratico-feudale, inurbatesi già a partire dal XI secolo e che controllavano e gestivano saldamente il funzionamento delle istituzioni politiche cittadine; troviamo così eletti alle più alte magistrature fiorentine gli esponenti delle famiglie degli Uberti, Guidi, Alberti o Pazzi.

L’ascesa delle corporazioni partì innanzitutto dalla rivendicazione dell’esercizio di un ruolo politico attivo nel governo comunale, in nome del grande sviluppo economico e commerciale della città, di cui i loro iscritti erano i principali fautori; l’appoggio delle corporazioni al partito guelfo, si rivelò fondamentale per la definitiva sconfitta dei ghibellini a Firenze ed il loro crescente coinvolgimento nelle istituzioni è già rintracciabile a partire dal 1250 durante il cosiddetto Governo del Primo Popolo. L’avversità nei confronti del partito nemico è infatti chiaramente rintracciabile anche negli statuti più antichi che ci sono pervenuti, in base ai quali l’essere guelfo era considerato uno dei requisiti “morali” indispensabili ai fini stessi dell’immatricolazione.

Nel 1266 le Arti Maggiori ottennero finalmente il riconoscimento come soggetto giuridico ma la lotta tra guelfi e ghibellini continuò anche negli anni successivi, creando una situazione di grande instabilità a Firenze fino alla nascita del Priorato delle Arti nel 1282; oltre a rappresentare la vittoria del guelfismo, il Priorato consentì agli esponenti delle Arti Maggiori di affiancare i magnati nelle più alte cariche di governo, imponendo l’obbligo di iscriversi anche solo formalmente ad una delle corporazioni per poter accedere alle magistrature. Nel 1285 vennero create le Arti Medie, consentendo anche ai loro rappresentanti di partecipare alla vita politica cittadina.
Gli Ordinamenti di Giustizia di Giano della Bella del 1293, esclusero infine i magnati dal governo fiorentino e benché successivamente attenuati, segnarono la definitiva conquista del potere da parte del ceto borghese sulle famiglie di antico lignaggio aristocratico e cavalleresco.


Le Arti nel Trecento

Agli inizi del Trecento Firenze intraprese un’intensa politica di espansione verso il contado, ai danni dei signori feudali che vivevano nei territori circostanti.
Al suo interno, invece, il clima politico si fece sempre più rovente; infatti, dopo l’entrata in vigore degli Ordinamenti, che avrebbero dovuto consegnare stabilmente il governo nelle mani dell’oligarchia guelfa, i magnati, piuttosto che rassegnarsi alla definitiva esclusione dalle magistrature, si convertirono al guelfismo, portando stavolta il partito guelfo alla spaccatura in un due fazioni rivali, i Bianchi e i Neri.
Si riproponeva così una situazione del tutto analoga a quella che aveva caratterizzato il secolo precedente; alla fine prevalsero i Neri ed il loro capo, il magnate Corso Donati, restò alla guida della città fino al 1307, dopo aver fatto uccidere ed esiliare decine di avversari, tra cui Dante Alighieri.

Tutto ciò non deve indurre a pensare che niente fosse cambiato; gli esponenti delle Arti Maggiori infatti si erano molto avvicinati a quelli dell’antica aristocrazia, di cui ora tentavano di imitare lo stile di vita. I grandi banchieri ed i ricchi mercanti mantennero quei privilegi che fino a 50 annni prima erano riservati solo alla nobiltà e per cui avevano così caparbiamente lottato; adesso, la marcia di raggiungimento del medesimo status sociale poteva dirsi conclusa ed in questo gli Ordinamenti rappresentano un punto di non ritorno nella storia della città.

Le Arti si mantennero saldamente al potere al fianco dei magnati per tutto il Trecento; se si esclude il breve periodo della tirannia del Duca di Atene, Gualtieri di Brienne, cacciato nel 1343, la politica fiorentina pare mostrare una certa linea di continuità.
Gli affari continuarono a prosperare fin verso gli anni quaranta del Trecento, quando il fallimento dei banchi dei Bardi e dei Peruzzi e la peste nera del 1348 segnarono una notevole battuta di arresto nello sviluppo economico della città che cercò di riprendersi al più presto affidandosi come sempre al suo motore economico.


Il tumulto dei Ciompi

Tra la fine del Duecento e la prima metà del Trecento si verificò un fenomeno molto significativo che portò alla modifica dei processi di lavorazione all’interno delle Arti; fin dalla loro comparsa infatti, uno dei cardini sul quale si reggeva il sistema corporativo era il rapporto tra maestro ed allievo, attraverso il periodo di formazione che ogni matricola doveva svolgere in base ad un contratto stipulato secondo le norme di ciascuna corporazione.
Il periodo di apprendistato divenne sempre più lungo e si cominciò a retribuire indistintamente tutti i lavoranti della bottega; questa fu la spia di un cambiamento importante perché gli apprendisti dovevano in teoria prestare il loro servizio gratuitamente in cambio dell’insegnamento ricevuto dal maestro, per poter essere in grado di aprire un’attività in proprio una volta terminato il praticantato.

Il lavoro a salario divenne molto diffuso ed impedì a coloro che avevano ormai raggiunto il grado di maestri di aprire la propria bottega. Molti maestri, a loro volta, furono costretti delle grandi compagnie commerciali a lavorare in esclusiva per loro imponendo anche il prezzo per la lavorazione delle materie prime; ciò avvenne soprattutto nel settore della trasformazione della lana e della seta ed infatti nel 1378, il cosiddetto tumulto dei Ciompi interessò proprio i salariati sottoposti a vario titolo nell’Arte della Lana.


Le Arti nate dal tumulto dei Ciompi


Il declino e la soppressione

Il peso politico delle arti risultava già ridimensionato nel ‘400 durante la signoria medicea e dopo la scoperta dell’America, le nuove rotte commerciali misero in crisi il sistema corporativo che si avviò verso un lento declino.

L’assedio di Carlo V nel 1530, prosciugò letteralmente le casse delle Arti che per finanziare il costo della guerra, nel disperato tentativo di difendere la libertà della Repubblica, misero in vendita quasi tutti i beni di loro proprietà.
Neppure questo però, bastò ad impedire l’inizio del Principato Mediceo ed il duca Alessandro I dei Medici, nel 1534 decise di riformarne gli statuti, riducendole a semplici associazioni di mestiere, senza più alcuna rilevanza sul piano politico.

Le 14 Arti Minori vennero raggruppate in 4 Università:

Era governata da 6 consoli ed ebbe per protettore San Pietro; l’insegna adottata fu un leone rosso rampante su fondo oro con un giglio bianco nella branca destra elevata e la sede venne stabilita inizialmente nel palazzo dell’Arte dei Beccai; nel 1583, un nuovo decreto granducale accorpò questa università con quella dei Fabbricanti, che assunse la denominazione di Università dei Fabbricanti e Por San Piero e la residenza venne spostata sotto gli Uffizi, mantenendo la propria insegna.

Era governata da 6 consoli, uno per arte ed il sesto a turno, cominciando dai Fabbri ed ebbe per protettrice la SS. Annunziata; l’insegna adottata fu un giglio bianco su fondo oro e la sede inizialmente presecelta fu quella dei Maestri di Pietra e Legname nel Chiasso dei Baroncelli.
A seguito dell’accorpamento con l’università di Por San Piero nel 1583, la sede venne trasferita sotto gli Uffizi.

Era governata da 6 consoli ed ebbe per protrettrice la SS. Trinità; l’insegna adottata fu lo stemma bianco e nero già usato dai Cuoiai; nel 1561 venne annessa anche l’Arte Maggiore dei Vaiai e Pellicciai, per cui l’università assunse la denominazione di Università dei Vaiai e Cuoiai; la prima sede venne stabilta in Via Lambertesca e nel 1562 fu spostata in Via delle Terme.

Era governata da 6 consoli ed ebbe per protettore San Marco; l’insegna adottata fu lo stemma bianco e rosso già dei Linaioli e la sede venne spostata più volte, finché nel 1703 venne stabilita sotto gli Uffizi, insieme a quella dei Fabbricanti e di Por San Piero.

Nel 1770 il granduca di Toscana Pietro Leopoldo, soppresse tutte le Arti ad eccezione di quella dei Giudici e Notai spostandone le funzioni alla Camera di Commercio, Arti e Manifatture; l’Arte dei Giudici e Notai continuò ad esistere fino al 1777, quando un nuovo bando granducale ne passò le prerogative al Magistrato del Conservatorio delle Leggi.


Immagini degli stemmi


Bibliografia


Voci correlate


Cesare De Lollis

Fu scolaro a Firenze prima di Napoleone Caix, poi di Adolfo Bartoli e del Vitelli, che gli diedero la solida cultura classica, il gusto della ricerca filosofica, la profonda preparazione linguistica, poi del D’Ovidio e del Monaci, che lo indirizzò verso gli studi romanzi, nei quali si perfezionò a Parigi con Gaston Paris e Paul Meyer.

Insegnò filologia romanza nelle università di Genova e di Roma.

Dal 1907 fino alla morte diresse la rivista “La Cultura”, facendone non solo uno strumento di rinnovamento di metodi critici e di apertura verso la cultura europea, ma anche il luogo dove si formarono le più vivaci forze della giovane critica italiana (come D. Petrini, Pavese, Ginzburg, Cajumi) alla luce della sua concezione umanistica dell’esercizio letterario come impiego etico.

L’opera critica del De Lollis rivendica contro il metodo crociano la rilevanza fondamentale dell’analisi dello stile per la comprensione del testo e per la valutazione stessa del significato e dei valori poetici: la formazione filologica lo conduce a muovere costantemente dall’accettamento del dato linguistico come quello in cui le ragioni del testo (umane, storiche, culturali, di pensiero) trovano la loro concreta manifestazione, mentre la preparazione erudita determina nelle sue ricerche la costante preoccupazione del solido e documentato inquadramento storico.

A Cesare de Lollis è stata intitolata una scuola media nonchè una via della città di Chieti


Opere

I suoi scritti abbracciano l’intero ambito della filosofia romanza ed anche problemi e figure delle letterature moderne:

Il suo capolavoro, tuttavia, è costituito dai Saggi sulla forma poetica dell’Ottocento (1929), acutissima indagine sullo svolgimento della lingua poetica italiana lungo l’Ottocento svolta con un metodo di ricerca che colloca l’opera fra i primi e tuttora più alti esempi italiani di critica stilistica.

Fondamentale è pure l’edizione che il de Lollis curò degli scritti di Cristoforo Colombo (due voll., 1892-94) a cui egli fece seguire la monografia Cristoforo Colombo nella leggenda e nella storia22 (1892; ediz. definitiva 1931; nuova ristampa 1969).

Del moralismo del de Lollis è infine testimonianza il Taccuino di guerra (1955).

I saggi più significativi sono stati raccolti a cura di G. Contini e V. Santori nei volumi Scrittori d’Italia (1968) e Scrittori di Francia (1971).


Sir Patrick Spens

Sir Patrick Spens, o Spence è una ballata tradizionale in lingua inglese considerata tra gli esempi più notevoli del genere. Fa parte delle Child Ballads, dove le è attribuito il numero 58.

Contents


Struttura e storia

La versione più antica di Sir Patrick Spens, proveniente dalle Reliques of Ancient English Poetry di Thomas Percy (I,72) e trascritta, a suo dire, da due copie manoscritte pervenutegli in tempi diversi, può a buon diritto essere considerata la più bella ballata non solo della Scozia, ma anche delle intere Isole Britanniche. La sua autentica bellezza la rende ospite fissa di ogni antologia della letteratura inglese

La ballata è celebre per la sua struttura “cinematografica”, con l’improvvisa transizione tra la corte del Re e la spiaggia dove Sir Patrick sta camminando (strofa 3) e dove legge incredulo, tra il riso iniziale di quando pensa che sia uno scherzo ed il pianto di quando si accorge che non lo è affatto, la missiva ufficiale contenente l’ordine di mettersi in mare in stagione non propizia. Ne risulta uno stupefacente effetto emotivo, con un procedimento che ricorda veramente i modernissimi passaggi cinematografici ex abrupto. In questa serie di scene folgoranti s’inserisce la tragica ironia delle ultime strofe, con il contrasto tra le immagini degli altezzosi Lords scozzesi che si preoccupano di tenere asciutte le loro scarpe mentre stanno per annegare, e dei loro cappelli piumati che galleggiano sull’acqua dopo che la nave è colata a picco, e l’attesa delle mogli che attendono coi loro ventagli e le loro belle acconciature, non sapendo ancora ciò che è accaduto ai loro sposi. Anche qui è presente uno straordinario e modernissimo effetto cinematografico: il dolore non viene mostrato, ma preannunciato e fatto solo immaginare). Sir Patrick Spens è da molti anche vista come il contrasto tra il Potere e la Ragione, con il Re che, bevendo il suo prezioso vino, ordina all’esperto marinaio una cosa assurda e pericolosa senza neanche chiedere il suo parere; con i nobili che, in una situazione tanto tragica, altro non pensano che ai loro bei vestiti ed alle scarpe; con i poveri marinai che periscono tragicamente per assolvere al loro dovere. Ma tutto sfuma con un tono dolente, di rassegnazione: così è stato, e così doveva essere. L’ultima strofa sembra però paventare una sorta di inutile giustizia post mortem: i lords scozzesi, tanto preoccupati per i loro abiti, giacciono annegati ai piedi del valoroso capitano costretto a navigare nella tempesta per obbedire alla ragion di Stato.

Le cronache non menzionano Sir Patrick Spens, sebbene la sua missione appaia tanto importante da costringerlo a mettersi in mare senz’alcun indugio. Il fatto che egli sia accompagnato dalla più alta nobiltà potrebbe comunque riportare ad un antico fatto storico: nell’agosto del 1281 una figlia di Alessandro III di Scozia fu data in sposa ad Erik III, re di Norvegia, ma i cortigiani che avevano accompagnato la principessa nel Paese scandinavo perirono tutti durante la traversata di ritorno, quando la nave fece naufragio al largo delle isole Ebridi. In effetti, un’altra versione della ballata (da Jamieson, I, 57) sembra riportare fedelmente tali fatti, mentre in quella data da Sir Walter Scott (Minstrelsy of the Scottish Border, II, 43), si parla chiaramente della meta e dello scopo del viaggio dove, però, il riferimento sembra però essere piuttosto alla regina Margherita di Norvegia, perita in un naufragio presso le coste scozzesi qualche anno più tardi (1290); ma non è mai stato trovato alcun inequivocabile riscontro storico alla storia narrata nel nostro testo, cioè al naufragio durante le prime miglia del viaggio di andata. Sir Patrick Spens è comunque una composizione talmente perfetta, che alcuni hanno ipotizzato, forse a ragione, che essa provenga solo indirettamente dalla tradizione popolare e da flebili echi di lontani avvenimenti, e che sia in realtà un’anonima creazione letteraria settecentesca. La cosa però non sminuisce affatto il suo valore.


Il testo originale

The King sits in Dumferling toune
Drinking the blude-reid wine:

“O quhar will I get guid sailor

To sail this schip of mine?”

Up and spak an eldern knicht,
Sat at the kings richt kne:

“Sir Patrick Spence is the best sailor

That sails upon the se.”

The King has written a braid letter
An’ signed it wi’ his hand,

An’ sent it to Sir Patrick Spence,
Was walking on the sand.

The first line that Sir Patrick red

A loud lauch lauched he;

The next line that Sir Patrick red

The teir blinded his ee.

“O quha is this has done this deid,
This ill deid don to me,

To send me out this time o’ the yeir

To sail upon the se?”

“Mak hast, mak hast, my mirry men all,

Our guid schip sails the morne:”

“O say na sae, my master deir,

For I fear a deadlie storme.

“Late yestreen I saw the new moone,

Wi’ the auld moone in her arme,

And I feir, I feir, my deir master

That we will cum to harme.”

O our Scots nobles were licht laith

To weet their cork-heil’d schoone;

Bot lang owre a’ the play wer playd
Their hats they swam aboone.

O lang, o lang may their ladies sit

Wi’ their fans into their hand,
Or eir they se Sir Patrick Spence

Cum sailing to the land.

O lang, o lang may the ladies stand

Wi’ their goud kems in their hair,

Waiting for their ain deir lords,

For they’ll se thame na mair.

Have owre, have owre to Aberdour
It’s fiftie fadom deip,

An’ thair lies guid Sir Patrick Spence

Wi’ the Scots lords at his feit.


Traduzione italiana

SIR PATRICK SPENS

Sta il Re nella città di Dumferling
Bevendo vino, rosso come il sangue:

“Dove lo trovo un buon marinaio

Per far salpare questa mia nave?”

S’alza a parlare un anziano cavaliere
Che stava al fianco destro del Re:

“Tra i marinai che conoscano il mare

Sir Patrick Spens è di certo il migliore.”

Il Re ha scritto un ordine ufficiale
Firmandolo di sua propria mano

E l’ha mandato a Sir Patrick Spens,

Lui camminava sulla spiaggia.

La prima riga che Sir Patrick lesse

Scoppiò a ridere proprio di gusto;

Ma la seconda riga che lesse,

Gli occhi gli si empiron di pianto.

“Ma chi ha potuto far questo,

Chi m’ha fatto questa sventura?

Mandarmi fuori in questa stagione,

Mettermi adesso in mare?”

“Presto, presto, miei valenti compagni,

Dobbiam salpare domattina;”

“Che cosa dici, mio comandante?

Io temo un’orrenda tempesta.

“La luna nuova, l’ho vista iersera

Con quella vecchia tra le braccia;

Ed ho paura, mio comandante

Che passeremo una grande sciagura.”

Eran restii, quei nobili scozzesi

A bagnarsi i loro tacchi di sughero;

Ma prima che tutto fosse finito

I loro cappelli galleggiavan sull’acqua.

A lungo, a lungo le loro spose

Li aspetteranno con il ventaglio

Prima che vedano Sir Patrick Spens

Veleggiare verso terra.

A lungo, a lungo le loro spose,

Pettini d’oro nei capelli

Attenderanno i loro sposi,

Perché mai più li rivedranno.

Laggiù, laggiù, vicino a Aberdour

L’acqua è profonda novanta metri;

Là giace il bravo Sir Patrick Spens,

Ed i signori scozzesi ai suoi piedi.


Voci correlate


Emma Watson

Contents


Biografia

Emma Watson, che è stato il nome della sua nonna paterna, è nata in Francia, dove ha risieduto per 5 anni, per traferirsi in seguito a Oxford, in Inghilterra. I suoi genitori, il padre inglese e la madre americana, sono tutti e due avvocati e sono divorziati; Emma ha anche un fratello più piccolo di nome Alex e due sorelline gemelle di nome Aly e Alexia. Ha cominciato a mostrare interesse per la recitazione non appena è entrata a scuola e ha cominciato a partecipare a molti drammi (compreso “Arthur the Young Years”, dove ha interpretato Morgan Le Faye). Comunque non aveva mai sperimentato la recitazione professionale prima di interpretare Hermione. Come risultato per la sua interpretazione acclamata dalla critica in Harry Potter e la Camera dei Segreti, il 14 gennaio 2003 ha vinto il premio per il “Migliore Spettacolo per Giovani in un Ruolo protagonista o secondario - Femmina”. Anche il suo spettacolo in Harry Potter e il Prigioniero di Azkaban è stato ben accolto, ma ha avuto un effetto addizionale, ed è la sola “Star potteriana” apparsa sull’elenco. Infatti su numerose riviste è apparso solo il suo volto, e non quello degli altri attori protagonisti. Emma Watson si sta apprestando a girare gli ultimi capitoli della saga di Harry Potter e pensando al futuro ha dichiarato che ha intenzione di interpretare ruoli completamente diversi da quello di Hermione Granger in altri film, ma per esempio non vorrebbe vestire i panni di una studentessa in un liceo americano in High School musical. Emma ha interpretato Hermione Granger nel film Harry Potter e la pietra filosofale (2001) e nei successivi film della saga: Harry Potter e la camera dei segreti (2002), Harry Potter e il prigioniero di Azkaban (2004), Harry Potter e il calice di fuoco (2005) e Harry Potter e l’Ordine della Fenice (2007), e grazie ai quali è diventata una delle attrici adolescenti più famose del pianeta. La Warner Bros. ha comunicato ufficialmente che la Watson vestirà i panni dell’amica di Harry Potter anche nel sesto e nel settimo episodio della saga: Harry Potter e il Principe Mezzosangue e Harry Potter e i Doni della Morte.


Vita privata

Essendo ancora in età scolare, Emma Watson studia con successo in uno stimato college inglese la cui retta sfiora i 30 mila euro annuali.
I suoi interessi personali però la rendono diversa dal personaggio al quale ormai tutto il mondo la associa. Le piacciono l’hockey, il tennis e anche giocare con i videogiochi.
È inoltre dell’estate 2007 la notizia di una sua storia d’amore con Tom Ducker, una promessa del rugby britannico.
Dopo i film potteriani, Emma ha già firmato un contratto con Chanel che raggiunge i milioni di sterline..


Doppiaggio italiano

La voce ufficiale dell’attrice è di Letizia Ciampa.


Riconoscimenti

Nomination


Filmografia

Anno Titolo Ruolo Note
2001 Harry Potter e la pietra filosofale Hermione Granger Titolo US: Harry Potter and the Sorcerer’s Stone
2002 Harry Potter e la camera dei segreti Titolo US: Harry Potter and the Chamber of Secrets
2004 Harry Potter e il prigioniero di Azkaban Titolo US: Harry Potter and the Prisoner of Azkaban
2005 Harry Potter e il calice di fuoco Titolo US: Harry Potter and the Goblet of Fire
2007 Harry Potter e l’ordine della fenice Titolo US: Harry Potter and the Order of the Phoenix
2007 Ballet Shoes (TV) Pauline
2008 (data prevista 21 novembre) Harry Potter e il principe mezzosangue Hermione Granger Titolo US: Harry Potter and the Half-Blood Prince
Data non annunciata Harry Potter and the Deathly Hallows Produzione confermata


Collegamenti esterni


OW


Codici


Altro


Maison Ikkoku (live drama)

Maison Ikkoku (めぞん 一刻) è il live drama dell’anime omonimo, adattamento a sua volta del manga di Rumiko Takahashi. In onda in Giappone dal maggio 2007, ricalca fedelmente la storia d’amore tra Godai, uno studente, e il manager degli appartamenti dove il ragazzo vive, la bella Kyoko. Contrariamente al film live action del 1986, il telefilm è molto più fedele alla trama della serie originale, tanto da riproporre interi episodi dell’opera animata recitati dal vivo.

Contents


Trama

Un uomo si ferma in un parco giochi con la figlia, Haruka, e inizia a raccontarle la storia della sua vita partendo dal lontano 1983, anno in cui conobbe quella che sarebbe stata sua moglie. La narrazione si sposta quindi negli anni 80 e dopo una panoramica della Maison Ikkoku, vengono introdotti gli strambi inquilini che ubriachi, costringono il povero Godai, un ronin (ovvero uno studente che non riesce a superare gli esami di ingresso per l’università) ad andare via dalla Maison per cercarsi un posto più tranquillo in cui prepararsi per i prossimi esami. Ma proprio in quel momento arriva la nuova manager, la bella Kyoko Otonashi. Questo costringe Godai, che se ne innamora a prima vista, a rimanere nel suo appartamento e continuare a sopportare le angherie dei vicini.


Descrizione dei personaggi

Kyoko trova nel suo appartamento un piccolo taccuino in cui il manager precedente ha annotato diverse informazioni sugli inquilini. In definitiva le note faranno capire a Kyoko che gli abitanti della Maison sono persone poco raccomandabili.


Parallelo con la serie animata

Mentre il film di Maison Ikkoku del 1986, girato con una evidente penuria di mezzi a disposizione, affrontava gran parte della trama condensandola in circa un’ora e mezza, risultando poco fedele all’opera originale e dimenticando alcuni dei personaggi principali, il live drama del 2007 può vantare su una fedeltà maniacale rispetto all’anime. A cominciare dall’ambientazione, ovvero la Maison, perfettamente ricostruita sia negli interni che nella parte esterna basandosi sui disegni originali e riempita di oggetti (il telefono rosa, ad esempio) che richiamano quelli visti in precedenza negli altri adattamenti. Da citare poi il grembiule che sfoggia Kyoko, identico all’originale.

Anche i personaggi risultano molto simili alle controparti disegnate, ad eccezione del solo Yotsuya, interpretato da Ittoku Kishibe, lievemente troppo anziano per il ruolo. Le gag sono quelle della serie originale riproposte fedelmente dal vivo e la recitazione, specialmente quella di Godai, unita alla musica di sottofondo e alle scenografie ricreano perfettamente l’atmosfera dell’animazione.


Curiosità


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Lancia (automobilismo)

Nel corso della sua storia il costruttore italiano Lancia ha partecipato a diverse competizioni automobilistiche, sia in circuito che nei rally.

Contents


Formula 1

La Lancia ha partecipato con una propria squadra di Formula 1 per poche gare negli anni 1954 e 1955 senza conseguire vittorie, prima di abbandonare le competizioni lasciando le proprie vetture Tipo D50 alla Scuderia Ferrari che le avrebbe portate alla vittoria nel 1956.


Principali piloti


Rally

La Lancia è il costruttore di maggior successo nella storia del Campionato Mondiale Rally, grazie ai modelli storici come la Lancia Fulvia Rallye 1,6 HF, Stratos, Lancia Rally 037, Lancia Delta S4 negli anni ‘70,’80 e la Delta Integrale negli anni ottanta che è senz’alcun dubbio in generale la vettura piu utilizzata in tutta europa nei vari campionati di rally, corse in salita ed autocross.
La Casa torinese detiene numerosi record in questa disciplina, come ad esempio il numero di titoli mondiali conquistati e il numero di rally vinti.


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Stars - The Best of 1992 - 2002

Stars è un album della banda irlandese The Cranberries. Si tratta di una compilation di canzoni dei The Cranberries del periodo 1992-2002. Alcune tracce sono versioni differenti delle canzoni che provengono dai primi album. Sono anche contenute due nuove canzoni: “New New York” e “Stars“.


Lista tracce

  1. Dreams – 4:15
  2. Linger – 4:34
  3. Zombie – 5:07
  4. Ode to My Family – 4:31
  5. I Can’t Be with you – 3:07
  6. Ridiculous Thoughts (radio edit) – 3:36
  7. Salvation – 2:24
  8. Free To Decide (alternate mix edit) – 3:23
  9. When You’re Gone (modificata) – 3:52
  10. Hollywood (modificata) – 4:19
  11. Promises (radio edit) – 3:32
  12. Animal Instinct – 3:32
  13. Just My Imagination (modificata) – 3:13
  14. You And Me (modificata) – 3:17
  15. Analyse – 4:06
  16. Time is Ticking Out – 3:01
  17. This is the Day – 4:15
  18. Daffodil Lament [Bonus Track - #1 non-single votato dai fans] – 6:06
  19. New New York (nuova) – 4:09
  20. Stars (nuova) – 3:31


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Il taccuino di Sherlock Holmes

Il taccuino di Sherlock Holmes (The Case-Book of Sherlock Holmes) è la quinta ed ultima raccolta di racconti pubblicata da Arthur Conan Doyle ed avente come protagonista Sherlock Holmes.

Il volume, dato alle stampe nel 1927, raccoglie dodici racconti pubblicati su riviste negli anni immediatamente precedenti. Nove dei racconti sono, come di consueto, narrati dal Dottor Watson. Dei restanti tre uno (L’avventura della pietra di Mazarino) è narrato in terza persona mentre due (L’avventura del soldato sbiancato e L’avventura della criniera di leone) sono narrate in prima persona dallo stesso Sherlock Holmes


I racconti

Di seguito l’elenco dei racconti nell’ordine in cui compaiono nel volume. In alcuni casi è riportato più di un titolo in italiano visto che nelle diverse traduzioni i titoli dei racconti sono stati a volte tradotti in modo diverso. Tra parentesi è riportato il titolo originale e e il mese ed anno della prima pubblicazione su rivista)


Pesca (attività)

La pesca è un’attività commerciale e sportiva che da millenni fornisce sostentamento alimentare alle popolazioni insediate presso bacini, mari o fiumi. Essa consiste nella cattura del pesce utilizzando strumenti di vario tipo.


Attrezzi del mestiere


Altri progetti


Arte dei Beccai

L’Arte dei Beccai era una delle corporazioni di arti e mestieri di Firenze e faceva parte delle quattordici Arti Minori, meno ricche e influenti delle sette Arti Maggiori.

Contents


La corporazione

Appartenevano a questa corporazione i macellai, i pesciaoli e i gestori di osterie e taverne.
L’Arte dei Beccai non ottenne mai il riconoscimento tra le Arti Maggiori, benchè l’attività svolta dai suoi iscritti fosse di primaria importanza a quel tempo: l’importazione e la vendita di generi alimentari come la carne ed il pesce infatti, li rese piuttosto potenti e degni di considerazione anche per quel certo timore suscitato dal loro comportamento notoriamente rissoso ed aggressivo durante i numerosi tafferugli e tumulti che scoppiavano a Firenze.
Dino Compagni dava questa descrizione dei suoi membri:

La corporazione era governata da sei consoli ed un consiglio di 25 soci che dovevano rinnovare annulamente il proprio giuramento. Le norme prescritte dal Comune e dallo statuto dell’Arte per l’esercizio dell’attività ed il consumo di carni erano molto rigide e prevedevano sanzioni piuttosto severe verso i trasgressori:

Il popolo dei beccai si radunò separatamente fino al 1318, diviso in due gruppi, uno facente capo al Mercato Nuovo, che aveva affittato uno scantinato in una casa torre dei Tosinghi; l’altro facente capo al Mercato Vecchio, che invece usava un locale affittato dagli Agli. Dal 1318 in poi tutti i beccai si riunirono in una bottega acquistata vicino alla chiesa di Santa Maria Sopra Porta e, qualche anno più tardi, la corporazione riuscì finalmente a edificare la propria sede ben visibile ancora oggi di fronte ad Orsanmichele, decorata con bellissimi affreschi e mobili pregiati ed in cui i consoli davano udienza tutte le settimane nella grande salone che si trovava al piano terra.


I Beccai

I beccai erano i macellai che commerciavano in carni ovine, suine e vaccine, acquistando il bestiame sia nelle campagne intorno alla città che quelle circostanti Arezzo, Pisa e la Maremma, dove già all’epoca esistevano estesi pascoli di vacche e buoi. La carne che più di frequente si trovava sulle tavole dei fiorentini era cucinata lessa o arrosto, come la famosa “bistecca alla fiorentina”, che ancora oggi è una specialità della città; sicuramente più di oggi era notevole anche il consumo della carne di pecora (tanto che a diversi beccai fu dato questo soprannome), mentre il consumo quotidiano di carni rosse era comunque riservato in prevalenza alle classi più agiate e ne è la riprova il fatto che molti magnati soffrissero di gotta.

Il mercato del bestiame si teneva nei pressi della chiesa di Ognissanti, mentre la macellazione e la vendita delle carni si svolgeva al Mercato Nuovo e nell’odierna Piazza della Repubblica, dove allora si trovava il Mercato Vecchio, scomparso a seguito delle demolizioni ottocentesche del periodo della capitale.
La Beccheria del Mercato Vecchio, ossia il macello pubblico, venne però costruita solo nel Trecento al centro della piazza, per cui ancora nel Duecento gli animali venivano uccisi nella zona compresa tra Via delle Terme e Borgo SS.Apostoli, senza una collocazione precisa, mentre gli scarti e le carcasse erano scaricati a valle del fiume Arno.
Ogni giorno i macellai fiorentini allineavano i loro banchi nella beccheria, intorno alla quale si disponevano in circolo i banchi di altri generi alimentari, formando così la caratteristica grillanda, cioè la ghirlanda di mercato.

Pare che il nome arista, dato all’arrosto di maiale cucinato con sale, pepe, aglio e rosmarino, sia stato introdotto nel linguaggio comune nel Quattrocento, quando a Firenze si tenne il Concilio della Chiesa d’Oriente e d’Occidente; ai notabili greci venne infatti servito questo piatto ed il loro commento pare fosse stato proprio aristos, che significa ottimo.


I Pesciaoli

L’altra categoria appartenente a questa corporazione era quella dei pesciaoli, che tenevano il mercato nell’omonima piazzetta di fronte al Ponte Vecchio, ancora esistente. Il pesce pescato era quello proveniente dall’Arno ed offriva una certa varietà di scelta: anguille, tinche, carpe, reine e quella che era considerata la specialità del tempo, i pesciolini per la frittura, tenuti a bagno dentro grandi zucche vuote.

Nel 1568 anche il mercato del pesce venne spostato nella piazza del Mercato Vecchio, dove Giorgio Vasari costruì appositamente la Loggia del Pesce, rimossa a seguito delle demolizioni ottocentesche e oggi ancora visibile in Piazza dei Ciompi.


I Tavernai

Con questo nome si indicavano i gestori di osterie e taverne, che oltre a mescere il vino davano da mangiare i piatti a base di carne; per questo la differenza tra i beccai e gli osti era in realtà molto sottile ed era invece molto comune trovare un macellaio che avesse aperto una propria taverna e servisse ai propri clienti le carni da lui stesso macellate.
Molte delle taverne di Firenze si trovavano intorno alla chiesa di Santa Maria Maggiore e presso il Mercato Vecchio esisteva una loggia sotto la quale si trovavano delle botteghe che vendevano dei “piatti pronti”, ossia il cibo cotto e la cui attività era sempre sottoposta a rigido controllo da parte del Comune, per evitare che certe pietanze accopagnate da un bicchiere di vino in più riscaldassero troppo gli animi e creassero problemi di ordine pubblico.
Il proibizionismo medievale era rivolto ai pasticci di carne, la milza arrosto, i fegatelli di maiale fritti ed il pesce e gli uccellini arrostiti erno allora considerati autentiche prelibatezze e per legge non potevano essere serviti ai malfattori, ai ladri e alle donne di facili costumi per non incorrere nelle severe sanzioni previste, che arrivavano fino alla distruzione del locale.


Il patrono

Il santo protettore scelto dai beccai fu Pietro Apostolo, la cui statua venne eseguita da Donatello nel 1425.


Bibliografia


Voci correlate


Telemare

Telemare è un’emittente televisiva che trasmette in lingua italiana e in lingua slovena da Gorizia, dove ha sede in via Payer.

Ha un carattere di espressione della minoranza di lingua slovena.


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Victor Klemperer

Klemperer è cugino del direttore d’orchestra e compositore Otto Klemperer. Figlio di un rabbino ne è l’ottavo figlio. Studia la filosofia e la filologia delle lingue romanze e germaniche a Monaco, Ginevra, Parigi e Berlino. Nel 1912 si converte al protestantesimo. Nel 1912 ottiene il suo dottorato e nel 1914 ottiene l’abilitazione a insegnare. Dal 1914 al 1915 è lettore all’università di Napoli. Negli anni della prima guerra mondiale è soldato nell’artiglieria e poi nella censura militare. Nel 1920 diviene professore di filologia all’università di Dresda.

Durante gli anni del Nazismo, è impedito a Victor Klemperer di esercitare una professione intellettuale per le sue origini ebraiche. Incomincia a scrivere un diario personale in cui nota tutte le manipolazioni dei nazisti sulla lingua tedesca. La lingua del Terzo Reich viene da Klemperer chiamata Lingua Tertii Imperii, LTI per sicurezza. Nello stesso tempo continua a redigere la sua Histoire de la littérature française au XVIIIe siècle, incominciata prima del regime nazista e che sarà pubblicata nel 1954.

Costretto dai nazisti a vendere la propria casa di Dresde-Dölzschen deve trasferirsi insieme a sua moglie Eva in una Judenhaus, letteralmente ‘casa degli ebrei’ a Dresda dove sono relegati gli ebrei scacciati dalle loro case. Victor Klemperer riesce a evitare il campo di concentramento perché la moglie Eva non è ebrea. Dopo il 13 febbraio 1945 i nazisti decidono di deportare anche le coppie miste. Durante il bombardamento di Dresda nella notte tra i 13 e il 14 febbraio 1945 approfittano del caos e fuggono dalla città mescolati agli sfollati.


LTI, la lingua del Terzo Reich

La caratterista della lingua tedesca di formare delle parole composte è stata ampiamente sfruttata dal regime nazista per la loro propaganda. Victor Klemperer le ha coscienziosamente registrate nel suo diario degli anni del nazismo. Diario che gli serviva da spirito critico e sostegno per resistere alle persecuzioni dei nazisti.

La parola Volk ‘popolo’ utilizzata dalla propaganda nazista come prefisso per tutta una serie di espressioni che volevano significare che i nazisti servivano il popolo.
Il riutilizzo di simboli runici antichi per dare l’impressione di incarnare la vera Germania antica.

Victor Klemperer registra tutte le possibilità di asservire una lingua e così anche il pensiero stesso per manipolare le masse. Come i nazisti hanno copiato dal fascismo italiano le grandi riunioni negli stadi, i saluti con la mano tesa, le camicie brune, gli stendardi, il tribuno che arringa la folla, rielaborandoli e ampliandoli.


Opere


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Il Giornalino

Il Giornalino è una storica rivista italiana a fumetti, spillata e a periodicità settimanale, che contiene anche delle rubriche di vario genere, pubblicata dalle Edizioni San Paolo di Alba.


Storia

Fondato da Don Giacomo Alberione nel 1924, il giornale contiene al suo interno varie storie a fumetti e rubriche. Nel giornale nel corso degli anni sono state pubblicate storie di personaggi famosi come i Looney Tunes (e quindi Bugs Bunny, Duffy Duck, il Gatto Silvestro), I puffi, Don Matteo, le Winx, Braccio di ferro, i personaggi Hanna & Barbera (e quindi I Flintstones, I Jetsons, L’orso Yoghi, Scooby Doo e Tom e Jerry) e le Tartarughe Ninja.

Nel corso degli anni il giornale ha pubblicato anche riduzioni a fumetti di romanzi come I promessi sposi, Robinson Crusoe, Piccole Donne e Un americano alla corte di Re Artù, Gargantua e Pantagruel.

Sulle sue pagine sono inoltre apparsi fumetti come Nicoletta, Pinky, Piccolo Dente, Jack Speed, Dodo & Cocco e altri ancora.

Vi hanno lavorato grandi autori di fumetti come Benito Jacovitti, Luciano Bottaro, Franco Caprioli, Gianni De Luca, Sergio Toppi, Massimo Mattioli, Tiziano Sclavi, Giorgio Cavazzano, Alfredo Castelli, Carlo Peroni, Paolo Piffarerio e Gino Gavioli.


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Thomas Seddon

Thomas Seddon (28 agosto 1821 - 23 novembre 1856) fu un pittore paesaggista inglese appartenente alla corrente dei preraffaelliti.

Nato a Londra, iniziò la propria carriera di artista con un viaggio d’istruzione a Parigi, nel 1842, durante il quale apprese le tecniche decorative: nel 1849 fece i primi viaggi in Galles e in Francia, durante i quali iniziò a registrare paesaggi e scene su un taccuino di schizzi interessandosi così al disegno, all’illustrazione e, più tardi, alla pittura. La sua prima esposizione alla Royal Academy, nel 1852, constava proprio di un dipinto realizzato durante questi primi viaggi, Penelope, e di alcuni paesaggi della Britannia.

Verso la fine del 1853, raggiunse il preraffaellita William Holman Hunt al Cairo e rimase profondamente impressionato dalle atmosfere esotiche della città, iniziando una lunga serie di viaggi di studio in Egitto e Palestina, durante i quali realizzò numerosi paesaggi che ebbeto grande successo e risonanza in patria. John Ruskin ebbe modo di definirlo il più accurato paesaggista esistente, per la sua attenzione sia alla resa artistica che all’aderenza realistica al soggetto: all’apice della sua carriera, i paesaggi orientaleggianti di Seddon vennero esposti dapprima alla galleria di Berners Street, Londra, nel 1855, e poi in quella di Conduit Street, sempre a Londra, nel 1856. Nello stesso anno Seddon si recò nuovamente al Cairo, dove morì di febbri.

Nel 1857 si tenne un’esposizione postuma alla Society of Arts, durante la quale la sua opera maggiore, Jerusalem and the Valley of Jehoshaphat, venne acquistata dalla National Gallery di Londra.


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